19/02/2009: Madonna delle Nevi

A distanza di un mese eccomi con un pizzico di tempo a trascrivere sul web quelli che sono i miei piccoli appunti osservativi, che mi piace prendere man mano che osservo all’oculare. E’ da un po’ che ricevo mail piacevoli da parte di qualche amico astrofilo che osserva come me il cielo con un telescopio di diametro generoso. Condividere è una cosa molto piacevole e sapere che questo blog, questo libretto d’appunti, è utile a qualcun altro mi riempie di piacere. Alla fine è anche questo il bello del web.

Ed è proprio in questa sede che voglio annotarmi la piccola impresa, seppur personale, di una notte, quella tra il 18 e il 19 febbraio scorsi.
Da quando osservo il cielo in maniera più intima, ancora più attenta di quanto abbia mai fatto molte cose sono cambiate.
Si impara a sfruttare il proprio occhio, a capirne le sensazioni. Rilassarsi mentre si tiene l’occhio all0oculare è una delle cose più importanti quando si è a 10 gradi sotto lo zero.
Rilassarsi permette di vedere cose “strane”, inusuali.
Come guardare un gruppo di galassie, segnarti la loro posizione sul libretto e il giorno dopo scoprire che tra quelle galassie ce n’è una di 15-esima magnitudine.
Quando il tuo telescopio può vedere fino alla 14.2…almeno teoricamente.
E’ invece è li, dove l’hai segnata al buio. Dove l’hai vista sull’Uranometria.
E’ stata conferma di una soddisfazione infinita.
Ma prima di entrare nel dettaglio ecco il resto della serata, decisamente sorprendente.

Lo strumento è sempre lo stesso: il piccolo, grande Meade da 12″.
Collimazione, acclimatamento, tutte procedure fatte accuratamente.
Il posto è il solito provato con Kappotto la notte osservativa precedente del 31 gennaio: Madonna delle Nevi, poco prima di salire a Passo San Marco (BG).
Il cielo non è il top per via del fatto che a Sud c’è Bergamo e a Sud-Est Milano.
Ma è proprio grazie a Madonna delle Nevi, località incastonata in un’insenatura tra i monti, che l’orizzonte viene coperto e il fastidio sparisce.
E’ vero, si è sacrificati: bisogna osservare da Nord a Sud passando per l’Est e dimenticandosi dell’altra parte del cielo. Ma quello che vedi almeno lo vedi buio.
La magnitudine limite stimata è stata circa della 5.6. Un valore sufficente e niente più.
Il seeing in questa nottata è stato variabile. E’ incominciata male, poi si è riassettato: da III a II (scala di Antoniadi).
Il termometro ha indicato sempre 7, 8 gradi sotto lo zero.

La sessione osservativa incomincia presto: alle 21.30 lo strumento era già montato.

Me la prendo comoda, per far acclimatare bene lo specchio e adattarmi al buio.

Incominciamo facile: M35 con il fratellino NGC2158. Gioiellini.

M35 e NGC2158

M 35 e NGC 2158

Il seeing rovina le stelle, ma puntando sul 2158 l’ingandimento massimo sfruttabile è dato dal Nagler 13: 115x.
Tuttavia l’ammassino comincia a spappolarsi anche con il Nagler 9 e si vedono chiaramente alcune stelline nell’alone del cluster.
Gioiellini. Ma è un target facile, e di prima serata: lo specchio si acclimata lentamente.

L’Auriga è alta allo zenit, ma dopo poco sarebbe tramontata tra i cespugli della montagna accanto alla mia postazione. Quindi di corsa… puntare!
Obiettivo: IC405 410, due nebulose diffuse nel cuore del cocchiere. Sono separate da un sestetto di stelle che sembra un ammasso aperto, ma che non lo è.

IC410, la piccolina
IC 410, la piccolina

Monto su il 30mm da 80° di campo apparente. Con 50x e il filtro UHC della Thousand Oaks riesco a percepire nebulosità!
La 410, quella più piccola, è nettissima. E’ evidente quanto la Rosetta. In alcune parti appare più concentrata. Dopo un paio di occhiate intuisco un golfo di materia oscura a ridosso di una stella, che sembra essere quella nel cuore della nebula. La nebulosa è decisamente evidente! Non la credevo così facile.

IC410, la grande
IC 410, la grande

Al contrario di IC405, che è quella più grande. L’archetto lo si vede scendere diafano nell’oculare e la parte centrale è quella dove la “flaming star” prende il nome. E in effetti eccolo lì il disegno di luce: in un primo sguardo non lo si vede.

Ho voglia di prendermela ancora comoda e in alto, quasi allo zenit, c’è una coppia che mi piace da morire. Di quelle che, se sono sull’orizzonte, le devi vedere per forza.
Una planetaria e una galassia. La “tavola da surf” M108 e il gufone M97.
In coppia nel Nagler 17 sono bellissime, tirando su l’ingrandimento la 108 mostra la stellina all’inteno e qualche irregolarità sui suoi bracci.
M97 stavolta mi guarda con i suoi begli occhioni. Ci sono tutti e due, uno un pelo più marcato (nel senso più scuro) e il filtro OIII non serve a un bel niente, se non a scurire l’immagine.

M108 e 97 all'oculare
M108 e 97 all’oculare

Ritorno alle nebulose.

Orione è al meridiano e la serata migliora.
Papparmi la Rosetta è d’obbligo: sempre luminosa e al solito affascinante con il suo ammasso aperto NGC 2237.
L’ST80 con l’UHC Thousand Oaks si rivela fondamentale per questo tipo di nebulose: basso ingrandimento e un filtro che risalta molto le parti più deboli della nebulosa e non le abbatte come fa un Lumicon, che contrasta molto di più l’immagine.

La Rosetta: lo spettacolo di sempre
NGC 2237, la Nebulosa a emissione Rosetta, nell’Unicorno

E allora la curiosità va oltre e si trasforma in insinuazione. Quella di riuscire a scorgere l’elusivissima Nebulosa Cono
NGC2264, un oggetto senza dubbio difficile. Mai visto, per alcuni.

E per quanto mi riguarda solo una toccata e fuga con il 50cm di Michele Bini, degli Astrofili di Rozzano. Vista, debolissima. Il cono c’era tutto, anche evidente. Il resto della nebulosa era come un velo delicato che si differenziava dal fondo cielo solo per miracolo. Beh, di certo non pretendevo chissà cosa. Anzi!

Punto l’ammasso aperto del puntale dell’albero di natale e butto l’occhio nell’oculare. Ci perdo una 10 di minuti. Invano.

Poi però mi concentro solo sulla parte del cono, dove c’è la parte scura in centro con ai bordi i confini luminosi che ne delimitano la forma di cono. E i confini erano lì. Più o meno come si vede qui:

I diafani contorni della Cono
I diafani contorni della Nebulosa Cono

Quasi non ci volevo chiedere e il giorno dopo ho chiesto lumi a King, se l’avesse vista…cosa avrebbe visto. La sua risposta è stata aderente alla mia descrizione 

Allora tanto vale che continuiamo con le nebulose!

Il Gabbiano, a sinistra di Sirio. Una nebulosa più facile del previsto, pare. Ma che questa volta non si è mostrare, sarà per timidezza, sarà per inquinamento luminoso…

Poco male, ora ho ho un conto in sospeso da sistemare

PK 205+14.1

PK 205+14.1, la planetaria sfuggevole. Quella che gli americani chiamano “Medusa”. Quella l’altra volta “si è ingrandito troppo”.

Stavolta sono preparato e piazzo il Nagler 17mm con soli 88x (si, per una planetaria!!!) nel focheggiatore dotato di UHC.

Eccola, enorme! Più grande di M27 in maniera schiacciante. La descrivo come debole, uniforme nella luminosità. Sembra una falce di Luna, una C invertita dx-sx. Voglio provare con l’OIII, che è da 31.8mm.

Allora monto il Baader Gen II 18mm. L’OIII scurisce tanto l’immagine. Ma prestando attenzione regala un contrasto che permette di apprezzarne il golfo scuro. Un oggetto da vedere!

E allora? E’ primavera: galassie!

Ok, è l’ora del Leone. Da tempo voglio provare ad osservare un quadrupletto di galassie identificato come Hickson 44.
E’ un gruppetto piuttosto esteso di 4 galassie distanti angolarmente 16 primi d’arco. Lo si vede esattamente tra Adhafera e Algieba.

Hickson 44 : tra Algieba e Zeta Leonis
Hickson 44 : tra Algieba e Zeta Leonis

Sono 4 galassie di tipologia completamente diversa:

  • 3190: la più luminosa e la più grande: mag. 11.9. E’ una galassia di tipo Sa, spirale vista di piatto con qualche irregolarità al suo interno.
  • 3185: Spirale tipo SB-bc, mag. 12.9.
  • 3193: Ellittica di tipo E1, di magnitudine 11.8
  • 3187: Spirale barrata di tipo SB-c/P, magnitudine 13.6

Nel Nagler 17 (88x) appaiono nette tutte quante, anche la più debole 3187.
Mettendo su il Nagler 13 (115x) la 3185 diventa più fioca. La 3187 è debole, non mostra nucleo nè bulge.
Mentre per le 3193 e 3190 il nucleo si rileva in visione distolta.

Hickson 44, un gruppetto molto particolare.
Hickson 44, il più facile gruppo compatto dell’omonimo catalogo

La visione è decisamente notevole. Rimanere all’oculare a guardarle non stanca per niente e si riescono a notare irregolarità sulla centrale del gruppo, la 3190.

E ora, il colpaccio.

Tornando sull’Uranometria per cercare conferme sulla loro posizione e denominazione ho notato una galassia del catalogo MCG (Morphological Catalog of Galaxies): l’atlante riporta MCG+4-24-22. Ovviamente senza dirne la magnitudine.
Perchè non provarci? Trovarla sembra semplice. La stella SAO 81268 è luminosa nel cercatore e verrà usata per prendere le misure e per centrare il campo dove c’è la galassia.

Galassia di Mag. 15: come la trovo..

Galassia di Mag. 15: come la trovo..

Dopo l’hopping…la galassia a 115x è lì! C’è un nucleo stellare prunonciato, che scoprirò al PC essere una stella di 12.3. E attorno una nuvoletta di luce grigia debole ma presente! “E’ lì!”, penso di aver visto la mia prima MCG!

Il giorno dopo, davanti al Guide, scopro che quella galassietta debole debole…è di magnitudine integrata 15… QUINDICI!!!

Rimango da quelle parti e vedo sull’atlante la NGC3162. Beccata, di piatto. A 88x la macchiolina è ben distinta, è assolutamente vista di piatto e si nota: nessun nucleo ma distinguono dettagli incerti che sembrano accenni di bracci. Con 115x in distolta appare il nucleo stellare, ma niente di quello che sembravano bracci.

Algieba, la stella luminosa del petto del fiero Leone, nasconde la vicino un bel tris di galassie.

La coppia 3227 e 3226 con la debole 3222
La coppia 3227 e 3226 con la debole 3222

La 3222 (mag14) è debole a 115x ma soprattutto priva di dettagli. Le altre due galassie sono decisamente vicine e formano una bella coppia: NGC3227 e 3226 (mag 11.3 e 12.4). La coppia è molto stretta e mostra, sempre a 115x entrambi i nuclei. Quelle che sembrano spirali pronuciate di 3227 sono molto carine ed evidenti. La 3226 appare allungata N-S perpendicolarmente alla compagna. Una coppia da vedere!

Destinazione Leone Minore

Davide: “Leone minore??? E che vuol dire??? Che è???”
Astrofilo esperto: “è una costellazione! Non lo sapevi???”

Eh si, esiste anche il Leone minore.
Ed è pure satollo di galassie! Lo sapevate? Io no. Anzi, facevo finta di non saperlo.

A metà strada tra Leo e Leo Minor c’è la NGC3344, una galassia piuttosto grande, vista di piatto. Magnitudine 10.5, luminosa! Le fanno compagnia due stelline appena fuori dall’alone galattico (prospetticamente, ovviamente). Il suo nucleo fa un bell’asterismo con le due “stelle satellite”. Sembra esserci un inizio di braccio dalla parte opposta al terzetto stellare.

NGC3344, luminosa e vista di piatto
NGC3344, luminosa e vista di piatto

Ecco una galassia che non ricordo, a distanza di più di un mese. Gli appunti però la descrivono così: NGC3414, mag. 11.9: a 115x si nota un nucleo pronunciato e un bagliore che sembra quello dell’inizio dei bracci. La vado a vedere sul DSS e ci siamo:

L'evidente NGC3414
L’evidente NGC3414

Altro gruppone!

Salendo su ai piedi della figura della costellazione del Leo Minor, accanto alla 46LMi ci sono due galassie: le NGC3396 e 3430 spiccano negli atlanti minori. Ma vicino a loro si nascondono ben altre tre galassie. E il quadretto composto è notevole.

Il gruppetto delle tre gx in fila e, sopra, la coppia 3395-3396
Il gruppetto delle tre gx in fila e, sopra, la coppia 3395-3396

In effetti le 3430 e 3396 sono le più luminose, ma le altre sono chiaramente presenti e saltellare con l’oculare dalla coppia al terzetto è piacevole e…quasi tridimensionale 

  • NGC3430: Mag. 12.2, Sbc
  • NGC3424: Mag. 13.2, SBb
  • NGC3413: Mag. 13.1, Sb0
  • NGC3395: Mag. 12.6, Sbm
  • NGC3396: Mag. 12.5, Sbc

Tentata la IC2604

Ora è la volta di una galassiona: la Whale, la balena con il suo balenottero accanto: NGC4631, una galassia vista di taglio enorme di mag. 9.7.

A 88x, negli 80° di campo apparente la galassia è veramente imponente. E’ visibile, con un pelo di attenzione la compagna 4627 di mag. 12.3.

Whale Galaxy
Whale Galaxy

Immediatamente a S-E della balena, spostandosi con l’occhio all’oculare c’è la famosa “Hockey Stick”, la NGC4656, una galassia di 10.7

Hockey Stick: 4656 e 4657
Hockey Stick: 4656 e 4657

Con il Nagler 17, a 88x, appare rigonfia da un lato e dall’altro sembra esserci il bastoncello della mazza da hockey. Insomma si intravede la compagna interagente NGC4657, di mag. 13. Bellissima galassia, assieme alla Whale non so chi preferire!

E come concludere questa lunga nottata? Con la bellissima scheggia, l’astronave, la NGC4565, l’ “Edge-on galaxy” per eccellenza.

A 88x è splendida e luminosissima. Mostra in tutto il suo splendore la barra centrale e il rigonfiamento sopra e sotto di essa, il cosiddetto bulge. Ben presente la solita stellina di 12.8 che l’accompagna 

Edge on Galaxy, splendida
La splendida Regina della Primavera, NGC 4565

Sono sfinito, è ora di andare a casa e chiudere questo report 

Sono estremamente soddisfatto della nottata: è grazie a questo tipo di osservazioni che si impara sempre di più.

Arriverà presto un report fresco fresco dello scorso martedì 24 Marzo.

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