In visuale f/5 è più luminoso di f/10

Miti e leggende

La pupilla d'uscita
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Questa non l’avevo ancora scritta.
Ed è un po’ come la scoperta dell’acqua calda.

L’estate scorsa, al termine di un evento pubblico, eravamo sul campo osservativo in tre.
Cielo buio, il sufficiente per l’osservazione degli oggetti più luminosi.

Due di questi strumenti avevano lo stesso diametro: 20cm.
Uno era un newton, f/6.
L’altro uno Schmidt-Cassegrain, f/10.

Penso immediatamente a una cosa: un sacco di astrofili pensano che guardare nel newton restituisca immagini più luminose grazie al suo rapporto focale più veloce (o più aperto) di quello di un catadiottrico.

Sapevo che non era così perché la teoria la conoscevo già abbastanza bene.
E’ infatti la pupilla d’uscita a decretare quanto luminoso sarà quello che vedremo all’oculare.

Ma, a pensarci bene, non avevo ancora mai testato direttamente la teoria. Era arrivato il momento giusto.

Sequestro il newton all’amico e piazzo gli strumenti a un’ingrandimento tale da avere la stessa pupilla d’uscita.

Ricordo che la pupilla d’uscita è il diametro, espresso in millimetri, del fascio di luce che esce dall’accoppiata telescopio+oculare.
Più è largo questo diametro, più luminosa è l’immagine.

Diametro telescopio / Ingrandimento usato

oppure

Lunghezza focale oculare / Rapporto focale telescopio

Semplici formule per il calcolo della pupilla d’uscita

Sul C8 monto un oculare da 21mm, che fanno 2,1 mm
Sul Newton uno da 13mm, che fanno 2,1 mm

Punto M51.
Osservo alternando le visioni ai telescopi.
La teoria viene confermata dalla pratica: le immagini erano praticamente identiche.

Dettagli, luminosità del fondo cielo, contrasto dell’oggetto su di esso. Tutto era praticamente uguale.
Probabilmente, se mi fossi soffermato un po’ di più, avrei notato (forse) più contrasto nei sottilissimi dettagli dovuto a una minore ostruzione nel newton.

Ma la luminosità dell’oggetto e del fondo cielo erano perfettamente sovrapponibili.

La pupilla d’uscita è un parametro a cui io tengo molto caso perché mi consente, compatibilmente all’oggetto e all’ingrandimento necessario per averlo “spalmato” bene nel campo dell’oculare (e quindi sulla retina), di riuscire a vedere o meno un oggetto al limite strumentale e del cielo dal quale sto osservando.

Quando scegliamo gli oculari da comprare, dovremmo badare molto alla pupilla d’uscita che questi danno sul nostro strumento perché, assieme agli ingrandimenti, ci permetteranno di osservare al meglio le tipologie di oggetti in base alla loro dimensione apparente e alla loro luminosità superficiale.

E qui ci sarebbe un mondo su cui discutere 😀